Il buco in testa

scritto da Fringuello
Scritto Ieri • Pubblicato 14 ore fa • Revisionato 14 ore fa
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Testo: Il buco in testa
di Fringuello

L’UOMO DAL BUCO IN TESTA

 

Giorgio, un uomo sui cinquant’anni,felicemente scapolo, che amava chiamare se stesso “sacerdote del sapere”, si svegliò una mattina con un dolore alla testa.

Il nostro era un uomo di cultura, quasi un enciclopedia su due gambe.

Come sempre si fece la barba, poi la doccia, infine si vestì, sentiva un bruciore all’apice del capo ma non ci fece caso.

Quella mattina doveva tenere una lezione, era professore universitario, su un canto della divina commedia , che parlava del conte Ugolino della Gherardesca.

Inferno,canto trentatreesimo, versi 1-81 : La bocca sollevò dal fiero pasto , quel peccator forbendola a’ capelli del capo ch’egli avea di retro guasto--poscia più che il dolor potè il digiuno ( in breve il conte Ugolino dopo una congiura spodestato dal governo di Pisa viene con i suoi figli chiuso in una torre e lasciato morire di fame, ma prima si nutre delle spoglie dei figli).

Come al solito tenne un eccellente lezione, ma appena uscito dall’aula si accorse di non ricordare niente di ciò che aveva detto.

Si toccò il capo, perplesso, e scoprì di avere un buco in testa, concluse che era da lì che il suo sapere era scappato.

Salì in macchina e si recò da un fabbro dove seduta stante si fece fare una calotta d’acciaio e la calò sulla testa. Questa è buona per tutta la giornata, la toglierò solo per lo shampoo, si disse.

Ma si sa anche la testa ha bisogno di respirare, così dopocena si tolse la calotta alleviando il capo sudato.

Alla televisione davano uno spettacolo di pupi siciliani, coi paladini e tutto il resto.

Stranamente i versi suonavano nuovi alle sue orecchie, si accorse che era fuggito dalla sua testa tutto l’orlando furioso dell’Ariosto: c’ho messo un anno a mandarlo a memoria pensò.

Fece un rapido check up delle sue conoscenze e con suo sollievo s’accorse che tutto il resto c’era.

Pensò, la Commedia è svanita perché ne ho parlato, l’orlando furioso perché ne ho sentito.

Si accorse così che se voleva mantenere il suo sapere non doveva ne parlarne ne sentirne.

Riprovò con la calotta, tra le risate degli studenti, a tenere una lezione sulla Gerusalemme Liberata del Tasso.

A fine lezione controllò, e il suo sapere era intatto.

Tolse la calotta per un po’ di sollievo e sentì come un fruscio sfuggire dal buco, la Gerusalemme era persa!

Sedette su una panchina del campus per riflettere, e pensò : dunque se voglio mantenere il mio sapere non posso dirne, cioè trasmetterlo, ne sentirne, cioè discuterne.

Dopo un consulto col titolare della cattedra di neurologia dell’università, non trovò soluzioni.

Pensò, è ora di abbandonare la carriera universitaria e mettersi a fare lo scrittore, scrivendo non mi succede nulla.

Quanto all’Ariosto , Dante e il Tasso li ristudierò, non ci metto molto.

Era di nuovo un enciclopedia ambulante, si accorse però che mentre il sapere è relativamente facile lo scrivere richiede fatica,molta fantasia e molte pause e rifacimenti.

Arrivò il giorno della prova del fuoco: la presentazione del suo primo libro.

Rivide in coda per la firma tutti i suoi ex studenti, i colleghi e molti sconosciuti, sembrava andare tutto bene.

Presto il suo libro era in classifica dei best sellers, però lo invitavano a conferenze e discussioni, trovò il modo di dilazionarle nel tempo per ristudiare il suo stesso libro.

Poi altri successi, uno dietro l’altro.

E i guadagni erano di molto superiori a quelli di un professore universitario.

Però come dice il Vangelo, “non di solo pane vive l’uomo”, e il nostro aveva nostalgia dell’insegnamento.

Così fece il giro delle sette chiese tra i migliori psichiatri e neurologi.

Molti non trovarono una soluzione, ma uno sentenziò: se dal buco è uscito dal buco può rientrare.

Mi faccia una lezione qualsiasi, io la registrerò e poi inseriremo un minuscolo altoparlante all’interno del cervello passando dal buco.

L’idea era molto semplice ma funzionò.

L’uomo riprese ad insegnare. Sapete com’è la faccia di un uomo felice?

Beh! E’come quella del nostro Giorgio!

 

 

Il buco in testa testo di Fringuello
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